What We See While We Run

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domenica 17 novembre 2013

Hikerunning to the top of Revellone mountain

Ciao Runners,
hike running è un escursionismo corso sui sentieri di montagna, senza un itinerario prestabilito.
In queste foto, siamo al Monte Revellone, nel Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi.
Le altre foto di questo itinerario le potete trovare qui:
A presto
Stay tuned. :)


Trail Running - Da Rifugio a Rifugio 2012


La sensazione più immediata che si ha avvicinandosi per la prima volta alla località di Castelluccio di Norcia è di essersi persi qualcosa di straordinario, fino a quel momento. Un'impressione che alle 8:00 del mattino, prima di una gara storica come quella che stiamo per affrontare, è solo uno spettacolare preludio di quel che ci aspetta.
Sul valico appenninico che divide il confine marchigiano da quello umbro, ai piedi del Monte Vettore, si trova Forca di Presta1.550 metri sul livello del mare, dove si è svolta la 38ma edizione del trail “Da Rifugio a Rifugio”, organizzato dall’Associazione Nazionale Alpini della sezione Marche e tappa del circuito Park Trail 2012. Siamo sulla catena dei Monti Sibillini e da qui abbiamo l’incantevole visuale dei Monti della Laga.
Partendo dal rifugio dedicato all’alpino Giovanni Giacomini, il circuito di 19,700 km si snoda in percorsi escursionistici che tra crinali scoscesi, valli e boschi raggiunge il rifugio “Colle le Cese”, arriva al valico di Forca Canapine e ci riporta indietro al rifugio di Forca di Presta.
Il sentiero che percorre la prima parte lungo il fianco di una pendenza, costringe i partecipanti ad una corsa in fila indiana in cui è difficile superare chi hai davanti. Il ritmo è dettato dall’andatura di chi ti precede che, se non è simile al tuo, diventa un po’ frustrante. 
L’immagine prende così le forme di un sottile serpente colorato che si allunga intorno all’altura. Il prato rigoglioso che copre il tracciato nascondendo alla vista il reale appoggio del piede, rende ancor più complicato il single track. Anche se non si tratta di uno strapiombo, la pendenza al nostro fianco è da vertigini. Il pericolo c’è, ma non bisogna pensarci.
Lo scenario panoramico è eccezionale, ma è necessario mantenere alta la concentrazione sul sentiero. Andando avanti il serpente si sfilaccia e ognuno riesce a prendere il proprio passo. 
Una discesa più larga e brecciata permette di allungare le gambe fino al rifugio “Colle le Cese” dove, al settimo chilometro, oltre al primo ristoro, ci aspetta una breve, ma ripidissima parete in salita. La vegetazione è rigogliosa e il verde che ci accompagna durante l’arrampicata è davvero intenso. Si tratta dello strappo più impegnativo e da qui comincia la corsa in solitudine per chi vuol fare la propria gara. 
Il percorso è vario e ondulato, un saliscendi tutto da correre. Quando comincia la stanchezza fisica, si corre con la testa. Ma il sole forte arroventa la pelle, il caldo appesantisce l’incedere e intontisce. 
Al successivo ristoro, una fetta d'arancio, due battute d'incoraggiamento e via per non perdere il ritmo. La parte migliore di questi trail è spesso la solidarietà che si instaura tra sconosciuti che condividono la stessa passione lungo un tratto di strada insieme, anche se breve. 
E vedere una mano tesa a qualcuno che è inciampato, o sentire una parola d'incitazione da chi ti sta superando, è un modo di condividere le emozioni di uno sport in cui si soffre apparentemente senza senso. Ma il senso, anche se non sai spiegarlo, è lì in quei gesti e in quello che hai intorno. Ma soprattutto nel limite tutto personale che ti stai impegnando a spingere più in là. 
Il passaggio tra i boschi permette di riprendersi al riparo dai raggi e recuperare un po' di forze prima del tratto finale di ritorno verso Forca di Presta. Usciti dalla foresta, torniamo a vedere il versante arquatano del Monte Vettore che, con le sue asperità rocciose, si staglia verticale all’orizzonte, oltre la nostra meta. Ci si sente fortunati ad essere qui. Un trail entusiasmante e veloce, dall’impatto visivo incredibilmente emozionante.
Poco distante dall’arrivo, sulla strada del ritorno ritroviamo il Pian Grande sotto Castelluccio, dove abbiamo la fortuna di assistere alla cosiddetta “Fioritura”, che proprio in questo periodo regala uno spettacolare mosaico di colori, giallo, rossi, blu e viola. E ci si rende conto che la prima sensazione avuta al mattino non era che una minima parte di quel che ci portiamo a casa.



The most immediate feeling that you have approaching for the first time the village of Castelluccio di Norcia is that you have missed something extraordinary, so far. Impression that at 8:00 am., before a historic race like the one we are facing, it's just a spectacular prelude to what lies ahead.
On crossing the Apennines border that divides the Marche from Umbria, at the foot of Monte Vettore there's Forca di Presta1,550 meters above sea level, where we held the 38th edition of the Trail "Da Rifugio a Rifugio", organized by National Alpine AssociationMarche section, and step of the Park Trail 2012. We are on the Sibillini mountains and from there we have the lovely sight of Monti della Laga.
Starting from the refuge dedicated to the alpine Giovanni Giacomini, the circuit of 19.700 km of hiking trails winds in between steep ridges, valleys and forests to the refuge "Colle le Cese", arrives at the pass of Forca Canapine and takes us back to Forca di Presta.
The trail that runs through the first part along the side of a slope, force in a race in single file where it is difficult to overtake those in front of you. The rhythm is dictated by the gait of who precedes you, and if it's not similar to yours, it gets a little frustrating. The image thus takes the form of a colored thin snake that stretches around the altitude. The lush green grass covers the track, hiding from view what's under the step and makes it even more complicated the single track. Even if it isn't a cliff, the slope on our side is dizzying. The danger is there, but we must not think about it.
The panoramic scenery is outstanding, but we have to keep focused on the path. Going forward the snake frays and everyone can make their pitch. A broad and brecciated descent stretch the legs up to the refuge "Colle le Cese" where, at the seventh kilometer, there's the first refreshment before a short but steep climb wall. The  lush and intense green vegetation accompanies us during the climb. This is the most challenging tear, from here begins the race in solitude for those who do their own race. 
The route is varied and undulating with ups and downs to run around. When it gets physical fatigue, you run with your head. But the strong sun heats the skin, the heat weighs down the pace and stuns. At the next refreshment, a slice of orange, two words of encouragement and a fast restart to not lose the rhythm. The best part about these trails is often the solidarity that develops between strangers who share the same passion along a stretch of road together, even if brief. And to see a helping hand to someone who has stumbled, or hear a word of encouragement from others who are passing us, is a way to share the excitement of a sport in which you are suffering from seemingly meaningless. But the sense, even if you can not explain it, is there in those gestures and your surroundings. But especially in the very personal limits that you're making an effort to push further. 
The passage through the woods protect from the rays and recover a bit of forces before the final stretch back to Forca di Presta. Leaving the forest, we can see again the slope of Monte Vettore, with its rough rock, standing vertically on the horizon, beyond our goal. We feel lucky to be here. An exciting and fast trail, with an incredibly exciting visual impact.
Not far from the arrival, on the way back we find the Piano Grande under Castelluccio, where we are fortunate witness of the so-called "Fioritura", blooming, which during this period gives a spectacular mosaic of colors, yellow, red, blue and purple. And we realize that the first sensation we had in the early morning was just a small part of what finally we bring home.

4^ Ecotrail Serra di Celano 2013

Celano è una sfida. E non solo. Celano è un’ossessione. 
L’Ecotrail Serra di Celano, nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino, definita la più dura del Centro Italia, nell’edizione 2013 prevede 46 km e un dislivello positivo di 2700 metri con due picchi principali: il Monte Serra a 1943 metri dopo appena 7 km dalla partenza e il Monte Etra a 1818 metri al ventiquattresimo.
Un’ossessione, dicevamo, soprattutto se, non sei riuscito a portarlo a termine la prima volta o l'hai concluso sapendo di poter fare di meglio.
Il Monte Serra ci sorride dall’alto beffardo e serafico nella sua granitica magnificenza quando la guardiamo dalla partenza. “Io sono qui” sembra dirci. Ma nonostante il timore reverenziale che incute, stimola la nostra determinazione: semplicemente, vogliamo quella cima.
Perché è questo che fa la natura quando l’affronti con rispetto, è il tuo ostacolo, ma al contempo, anche il tuo incentivo più grande.


Il percorso è subito vertiginoso, impervio e duro. 



Ma siamo preparati e sicuramente conoscere già la montagna è fondamentale per la condizione mentale e la riuscita della salita. 


Per quanto te lo descrivano, l’effetto da “prima volta sul Monte Serra” ha quasi dello scioccante, ma anche questa volta la bellezza del posto, del panorama e dell’esperienza toglie il fiato.
Col benestare della prima vetta del Serra, che ci regala uno scenario incredibile a 360°. 



Scendiamo dalla cresta per raggiungere l'Etra.



Le gambe sono calde e dure come blocchi di marmo, ma l’entusiasmo ha il suo ruolo fondamentale per affrontare il tracciato. Se c’è davvero qualcosa che gioca a nostro sfavore, e non poco, è il caldo: il sole rovente ti cuoce le spalle. Tuttavia, l’aria che si respira è rigenerante e la visuale di quel che ci aspetta spinge a proseguire. 
E’ qui che vogliamo essere. O meglio, là, dove è rivolto il nostro sguardo, ma con la capacità di saper vivere il momento, godendoci ogni passo e poi un altro e un altro ancora… Sì, insomma. Perché le mete si conquistano con le azioni che fai nel presente, e niente come il trail running sembra ricordartelo meglio.





Al monte Etra le cose cominciano a farsi serie. La scalata è impegnativa, non traumatica e immediata come la precedente, ma lunga e faticosa. O almeno, questo è ciò che sembra affrontandola dopo ventidue chilometri. Saliamo aiutandoci con le mani, aggrappandoci alle rocce più salde, issandoci e spingendo con energia, trovando in ogni appoggio l’incentivo per raggiungere quello successivo. Si soffre, certo, ma il mantra che ci ripetiamo annaspando verso l’alto, ci aiuta a svuotare la mente da ogni titubanza e farci sentire tutt’uno con la montagna.



Ma se, come si dice, per ogni salita che affronti c’è una discesa, dall’altra parte, in questo caso, la prospettiva non fa di certo tirare un sospiro di sollievo. Si tratta di qualcosa niente affatto facile. Il crinale non solo è ripido, ma il fondo è un tranello frastagliato di sassi mobili e rocce di taglio. I più forti, esperti (e pazzi), aggrediscono la cresta al limite del pericolo saltando coraggiosamente da un appoggio libero all’altro, mentre altri, preferendo non rischiare, si trovano costretti a scendere quasi gattonando a pancia in su nei tratti più ardui. Sembra davvero non finire mai. L’equilibrio è continuamente precario, su quegli appoggi insicuri le caviglie s’indeboliscono e i muscoli delle coscie sembrano esploderti da un momento all’altro, tanto che al termine, i quadricipiti ci sussultano sottopelle. 



Ma non è finita. Per fortuna il tratto di bosco dove entriamo ci tiene al riparo dalla calura e il sentiero è piacevolmente corribile. Non sembra neanche vero e anche se la stanchezza comincia a farsi sentire seriamente, le gambe vanno come se non aspettassero altro.



Abbandoniamo la selva e proseguiamo in pianura sul fondo sbrecciato della via romana cercando, per quanto possibile, l’ombra che il sole perpendicolare dell’ora di pranzo ha ridotto a una sottile linea lungo un lato della strada. Non bisogna mollare. Non puoi fare a meno di ripetertelo perché è una lotta tra il tuo corpo, la tua mente e le riserve di energia. Un passo alla volta. Un passo alla volta. Ed è così che riusciamo a guadagnare terreno verso la via del ritorno. Gli ultimi cinque chilometri sembrano i peggiori. Prima di percorrerli entrando nel bosco ai piedi della montagna, vediamo la strada asfaltata appena sopra il paese di Celano, e nonostante il terreno sia uno spasso con il single track che si snoda sotto la vegetazione, la sensazione di essere quasi alla fine destabilizza a confronto con la distanza che ancora ci separa realmente dall’arrivo. Quegli ultimi cinque chilometri sembrano davvero infiniti e la motivazione che ci siamo ripetuti fino a quel momento cede il passo allo sconforto. E’ durissima, ma quando si cominciano a sentire le voci dagli altoparlanti del traguardo, laddove pensavi che nel serbatoio fosse finita anche la riserva, trovi qualcosa che credevi aver esaurito. E non sai neanche come chiamarla, se energia, benzina, forza di volontà, disperazione o follia, tuttavia, ricominci a correre più forte, le gambe mulinano nonostante sembrino pesanti come macigni ed ecco che inaspettatamente negli ultimi metri i passi sono addirittura veloci. E ti ritrovi ad allargare le braccia, felice ed emozionato, come quando corri incontro a qualcuno che ami.

Testo: Beniamino Cavalli


3^ Eco Trail Serra di Celano 2012

Text: Italian/English
"Ogni cima che raggiungi non è altro che una tappa intermedia." Seneca
Sembra quasi che si siano ispirati a questa frase gli organizzatori dell'Ecotrail Marathon di Serra di Celano, definita la più dura del Centro Italia.
Appena ci si avvicina al paese, il Monte Serra ci sovrasta. L’occhio corre immediatamente verso la sommità, a cercarne la vetta a 1.943 metri di quota. E' lassù che dovremo arrivare al settimo chilometro di gara.  L’imponenza della montagna incute un misto di soggezione e rispetto. E se anche il primo pensiero è: “Chi me l’ha fatto fare?”, la bellezza della cima, nitida in questa giornata di cielo blu terso, alimenta il nostro spirito di avventura e la determinazione a raggiungerla. 
Alla partenza, fuori dalle mura del Castello di Celano, i partecipanti hanno tutti il naso all’insù. Molti si scaldano, scherzano, esorcizzano la fatica che li aspetta, si confrontano, ascoltano chi era presente l’anno scorso quando i chilometri erano dieci in meno, altri controllano l’equipaggiamento. E’ obbligatorio portare con sé riserva idrica, alimentare e telefono cellulare.
Sono passate da poco le 8 e i 129 partecipanti muovono i primi passi di questi 43 km di gara.
Si entra nelle mura del castello quasi a salutare il padrone di casa e si esce dalla cittadina attraverso un breve tratto d'asfalto in leggera salita.
 Quindi è il momento di entrare nella pineta ai piedi della montagna.
Il single track è divertente e correre al riparo degli alberi è davvero piacevole. Quando la salita si fa più ripida, si smette di correre e bisogna arrampicarsi. Da qui, oltre il bosco, si vede Pescina, il paese di Ignazio Silone.
Usciti dalla selva, cominciano le rocce. Si sale sempre di più. Ci inerpichiamo aiutandoci spesso con le mani. Il panorama è incredibilmente suggestivo, ma bisogna fare attenzione agli appoggi.
Al fontanile di San Vittorio, dopo 5 Km, l'acqua fresca di sorgente è rinfrancante.
Mancano 2 Km alla cima e dopo una spianata in salita corribile, comincia una scalata quasi verticale. La quota raggiunta si fa sempre più alta e voltandosi indietro si vede il castello da dove siamo partiti.
Un vento forte allevia la calura del sole battente.
Arrivati alla croce sulla vetta della Serra di Celano si allargano i sorrisi, e la stanchezza viene subito cancellata dall’entusiasmo di essere lì, come se trovassimo il senso di quello che stiamo facendo.  Lo sguardo si perde nell’orizzonte a 360°, senza nessun ostacolo a impedire la visuale. E’ incredibile! E' qui che viene in mente la frase di Seneca: come nella vita, questa cima raggiunta è solo una tappa intermedia. E per quanto duri, abbiamo fatto appena 7 km.
Proseguiamo correndo sulla cresta della montagna. Una sensazione incredibile, forse l’apice dell’esperienza di un corridore.
Si scende e si allungano le gambe più liberamente, lasciandoci il Monte Serra alle spalle. Da qui, su un misto di strade sterrate e prati, corriamo più agevolmente.
Passiamo vicino a un maneggio ed è strano incrociare cavalli sellati che passeggiano tranquillamente, mentre noi ci affanniamo a macinare quanta più strada possibile. Il caldo si fa sempre più forte, man mano che le ore passano.
Arriviamo in Val d’Arano ed entriamo nuovamente in un bosco in salita. I muscoli delle cosce cominciano a lamentarsi. Ma la strada sterrata che segue permette di allungare il passo  fino al Monte Etra.
Noi di A Striped Sailor Shirt, questa volta non ce l’abbiamo fatta e ci siamo ritirati al 22° Km, ma il racconto seguente è stato possibile grazie a un membro del nostro team di corsa che ha portato a termine questa gara ai limiti delle possibilità umane.
Dopo il Monte Etra, le cose si fanno sempre più difficili. La discesa oltre la vetta è davvero impegnativa, le rocce sono messe di taglio ed è difficile trovare un buon appoggio dei piedi. E’ una situazione tesissima e la stanchezza non aiuta. Il sole è perpendicolare e il caldo è ormai un elemento sempre più impegnativo. Bisogna idratarsi continuamente. 
Ai piedi della discesa si prende la via Romana e si comincia a tornare indietro. Mancano una decina di chilometri. A rinfrancare c’è lo scenario intorno.
Si potrebbe correre bene adesso, ma non tutti ce la fanno. Le forze sono prossime all'esaurimento e le gambe rispondono a fatica. Ci si ripete continuamente di tener duro, fino alla fine. E quando si intravede l'asfalto che porta a Celano, e il paese sempre più prossimo sotto gli occhi, si ha l'illusione di essere quasi al termine. Ma non è così, mancano ancora quattro, forse cinque chilometri, prima di scendere di quota e considerarsi davvero vicini all'arrivo. Uno scherzo disarmante, considerata la stanchezza accumulata, che mette ulteriormente alla prova la determinazione. Il traguardo si taglia allo stremo delle forze, ma ciò che si è portato a termine è una vera e propria impresa.
Un’esperienza unica, gestita davvero bene da un’organizzazione che ha lavorato con attenzione e una vera, profonda passione che ricorda la frase di Jon Krakauer in "Nelle Terre Estreme":
"Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura.".





"Each top you reach is just an intermediate step." Seneca
The Celano’s Ecotrail Marathon organizers seem almost being inspired by this phrase to prepare the toughest trail race in Central Italy.
As we approach the village, we can see Monte Serra above us. The eye immediately runs to the summit, to look its summit at 1,943 meters altitude. It 's up there that we’ll get to the seventh kilometer race. The grandeur of the mountain inspires a mixture of awe and respect. And if the first thought is: "Who made me do?", the beauty of that peak, clear in the bright blue sky, feeds our spirit of adventure and determination to achieve it. 
At the start, outside the walls of Celano's Castle, all the athletes are looking upwards. Many joke to exorcise the trouble that awaits them, confront each others, listen to those who were present last year when the miles were ten less, others check their equipment. We have to carry spare water, food and a cellular phone. 
A little after 8, 129 trail runners take their first steps of these 43 km race. We enter in the castle walls almost like to greet the host and exit the town through a short stretch of paved road uphill. So we get in the pine forest at the foot of the mountain.
The single track is fun and run to the shelter of the trees is really nice. When the slope becomes steeper, we stop running and start to climb. From here, beyond the forest, we can see Pescina, born town of Ignazio Silone. Leaving the forest, the rocks begin, we go up and up. We climb often with helping hands. The landscape is incredibly beautiful, but we have to be careful where we put our feet. The water of the St. Victor fontain, after 5 km, is refreshing.
We are at 2 km to the summit and after a plateau to run, it starts a climbing wall almost vertical. The obtained value is getting higher and looking back we see the castle from where we started. Going up a strong wind relieves us by the heat of sunlight. Arriving at the cross on the summit of the Serra di Celano we widen the smiles, and fatigue is immediately canceled by the excitement of being there, as if we had finded the sense of what we're doing. The gaze is lost in the horizon at 360 °, without any obstacle to block the view. It 's amazing! And here come to mind the words of Seneca: as in life, this reached peak is just an intermediate step. And however hard, we did just 7km.
We continue running on the crest of the mountain. An incredible feeling, perhaps the pinnacle of the experience of a runner.
We can stretch our legs more freely going downhill and leaving behind the Monte Serra. From here, on a mix of dirt roads and fields, we run more smoothly. We spend close to an equestrian center and it's quite strange to see saddled  horses strolling quietly while we run to grind as much road as possible. Hours are passing and the heat is getting stronger. We arrive in Val d'Arano and enter again into the woods uphill. The thigh muscles begin to complain. But the dirt road that follows allows you to lengthen the step up to Mount Etra.
We at A Striped Sailor Shirt, this time we done it and we both retired here, after 22 km, but the following report has been possible thanks to a member of our team of travel that has completed this race to the limits of human possibilities.
After Mount Etra, things get increasingly difficult. The descent after the top is really challenging, the rocks are made of cut and it's hard to find a good footrest. It 'a very tense situation and fatigue doesn't help. The sun is perpendicular and the heat has become an increasingly challenging. It must be constantly hydrated. At the foot of the descent, take the Roman road and it begins to turn back. Ten kilometers to the goal. The good thing is the landscape around. Athletes could run fine now, but not all make it. The forces are close to exhaustion and the legs don't reply in the right way. Each survived runner is repeating himself continuously to hold out until the end. And when it spots the asphalt that leads to Celano, and the country increasingly coming under the eyes, everyone has the illusion of being near the end. But not so, there are still four, maybe five kilometers, before descending to altitude and think to be close to arrival. A disarming joke, with the accumulated fatigue, which further tests the resolve. The finish line is cut at the end of strength, but what has been completed is a real feat.
A unique experience, very well managed by an organization that has worked with care and a true, deep passion that recalls the words of Jon Krakauer in "Into the Wild":
"The very basic core of a man's living spirit is his passion for adventure".